lunedì, 11 dicembre 2006

WILD EXPERIENCE

DIETRO L’ANGOLO C’È LA NATURA SELVAGGIA.

SCOPRILA. E INCONTRA TE STESSO

 

Lascia che la pace della natura

Entri in te

Come i raggi del sole

Penetrano le fronde degli alberi.

 

Lascia che i venti

Ti soffino dentro la loro freschezza

E che i temporali

Ti carichino della loro energia

 

Allora

Le tue preoccupazioni

Cadranno come foglie

In autunno.

 
-John Muir-

 


Wild experience porta a contatto con la natura e di fronte a se stessi e alle proprie relazioni con il mondo.

Anche in Italia, ci sono luoghi magnifici in cui la natura è selvaggia. A meno di due ore dalla città, ci si può misurare con se stessi facendo esperienza della wilderness. Che è “sia una condizione geografica che uno stato d’animo, come disse il grande conservazionista americano John Muir. È uno stato d’animo di libertà, sicurezza, contatto intimo con se stessi, di distensione e felicità. È quella sensazione di levità, leggerezza e completezza che dà l’essere riusciti a vincere paure e incertezze, mettendosi in gioco per ritrovare il proprio posto nel mondo. Che è prima di tutto natura, anche se ci ostiniamo a vedere solo le macchine e tutto ciò che è programmabile e definibile.

La natura invece non è né programmabile né definibile. Non è nemica, è la nostra fonte di vita e nostra indispensabile compagna di vita. Per rispettarla, occorre conoscerla e viverla. E scoprire che possiamo finalmente specchiarci in essa, ritrovando la nostra natura profonda interiore. Che è forte, libera, appassionata, coraggiosa.

 

Wild experience visita questi luoghi selvaggi andandoci a piedi, in piccoli gruppi di dieci persone al massimo, con una guida esperta del luogo che è semplicemente un facilitatore. Si pernotta se possibile all’aperto, non si usano cartine ma si va senza rischi su percorsi collaudati, a un ritmo di cammino tranquillo su percorsi brevi e facili anche se insoliti. Non è quindi  né sopravvivenza, né orientamento, né trekking, né ecoturismo o turismo naturalistico, e non è riservato ai camminatori collaudatissimi o agli alpinisti. Tuttavia, la natura dei luoghi isolati e impervi in cui si va richiede attenzione, impegno, un minimo di allenamento preparatorio e adattabilità a condizioni avverse (maltempo, scomodità) o impreviste.

 

Wild experience porta a esplorare la natura e contemporaneamente è un viaggio all’interno di se stessi. Fa vivere esperienze semplici quanto forti: la notte all’aperto sotto le stelle, o nella caverna con il fuoco, l’alba e il crepuscolo, la camminata fuori dai sentieri e sui torrenti, la solitudine e la ricerca della purificazione. Mette faccia a faccia con se stessi: paure, attese, desideri, bisogni emergono da questa che è una vera e propria “meditazione attiva”. Che rende più forti e libera dalle abitudini che ci frenano.

 

Wild experience cambia concretamente la visione del mondo. Fa vivere esperienze adatte ai giorni nostri, ma che appartengono ai popoli antichi e ai Nativi di tutto il mondo: il pellegrinaggio spirituale; la ricerca della visione dei nativi americani e dei mistici di tutto il mondo; il Walkabout degli Aborigeni australiani (il cammino spirituale lungo le Vie dei Canti); l’esperienza della propria energia con il Qi Gong, l’antica arte cinese dell’energia, e il Tantra, lo Yoga dell’esperienza energetica spontanea e sensoriale; con la bioenergetica occidentale.

Sono esperienze che trasformano: ci fanno sentire con certezza di essere parte di un universo vivente, accogliente e ospitale, più grande di noi, in cui siamo immersi, fatto di una rete luminosa di relazioni. Sentirsi nell’anima del mondo ci risana, rigenera e ricarica.

 

Come avviene Wild experience

 

Wild experience non è un trekking né una gita organizzata. Non ci sono programmi precisi; ciò che avviene dipende dalla situazione, dalle persone, dal tempo atmosferico, da altre condizioni.

 

Anche se l’esperienza può avvenire con tutte le condizioni atmosferiche,  in alcuni casi, secondo la natura del luogo, può dover essere rimandata anche il giorno stesso, esattamente come ogni escursione o arrampicata.

 

L’accompagnatore-guida non è responsabile della salute e dell’incolumità dei partecipanti, i quali devono per iscritto rinunciare a qualsiasi richiesta del genere. Le persone che partecipano lo fanno sotto la propria completa responsabilità: è un viaggio individuale anche se fatto con altre persone.

Per partecipare occorre prima partecipare a un incontro preparatorio.

 

L’esperienza si svolge nella natura, in luoghi poco conosciuti. Si dorme all’aperto, in rifugi di fortuna o in tende.

 

Che cosa si fa

Si sperimentano il contatto diretto con la natura: pratiche di “ecologia profonda” come giochi, esercizi ed esperienze per risvegliare la sensibilità naturale; la ritualità spontanea; la camminata dell’attenzione ed altre ancora, secondo la particolare natura del luogo, del momento e del periodo dell’anno, e secondo l’energia dei partecipanti.

Sono esperienze di vario genere, ma tutte hanno in comune la semplicità: partono tutte dall’ascolto del respiro, del  corpo, del movimento, e dall’osservazione e imitazione delle forme, dei moti e delle trasformazioni degli elementi naturali e degli esseri viventi, con cui si entra in relazione attraverso l’apertura sensoriale ed emozionale.

Alcune di queste pratiche sgorgano da vie spirituali e da pratiche di popoli che vivono ancora in connessione con la natura e coltivano l’esperienza diretta del sacro.

Queste pratiche ed esperienze non sono insegnamenti: è la natura stessa a insegnare qualcosa di unico e a dare messaggi chiari e forti, quando ci si trova contatto profondo con lei e con se stessi. Quelli che vengono forniti dai conduttori-facilitatori sono istruzioni e suggerimenti, non prescrizioni. Sono giochi, esplorazioni che ti aiutano a ricordare il nostro legame indissolubile con la natura attraverso le sensibilità naturali. Non sono mappe da studiare, ma solo indicazioni di direzione. Non sono tecniche, anche se in alcuni casi utilizzano spunti da tecniche energetiche e pratiche sciamaniche; ma non sono indicazioni rigide, sono modi per aprirsi alla contemplazione, che in quanto tale non ha alcun fine preciso. Fanno vedere come aprire la porta, dov’è la chiave che non si trovava più per essere in relazione piena con il mondo, ma non dicono poi dove si deve andare.

La contemplazione non è concentrarsi o tendere a un risultato, non è dover essere o dover andare da qualche parte, è essere quello che si è e dove si è. Il suo impulso sorge non dall’intenzionalità ma dall’intento. Non dalla volontà ma dalla libertà. È un’apertura spontanea della mente.

Sono semi di consapevolezza che aiutano a ritrovare la naturalezza e la salute.

Sono spiragli per riaprire il cuore, la mente e il corpo, affidandosi alla forza e alla saggezza della natura.

 

Per sapere quando avvengono le esperienze e come si partecipa: 338/7926563 – info@nirava.org www.nirava.org

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lunedì, 11 dicembre 2006

 

TRANCE DANCE

LA DANZA DELLA VITA

di Nirava Dainotto

 

La Trance Dance è un’antica danza di guarigione che riconnette il danzatore con Madre terra grazie a pratiche di respirazione, alla musica e alle percussioni e al movimento corporeo. Ma non è una tecnica di movimento e non serve “saper ballare”: è una pratica libera, in cui si deve solo essere presenti a se stessi e rendersi disponibili all’irrompere dell’energia universale e alla sua forza guaritrice.

Opportunamente guidati, nella Trance Dance si fluisce col ritmo e si lascia che il corpo si muova da sé. È un’esperienza meravigliosa, che spesso dona profonde intuizioni e visioni a chi la pratica.

È una tecnica di trasformazione e di guarigione praticata da sempre dagli indigeni e dagli antichi sciamani. In tempi antichi era una benedizione per la comunità che la praticava, perché riportava gli individui all'integrità spirituale. Anche oggi, in molte parti del mondo, in forme diverse, viene praticata per riconnettersi con il proprio potere personale e per ricevere i doni dello spirito.

La Trance Dance è praticata ad occhi bendati per stare in unione intima con se stessi. Si danza seguendo liberamente il ritmo e le suggestioni della musica: brani scelti appositamente fra i migliori, i più forti ed evocativi della musica tribale ed etnica del mondo. Ma c’è anche un accompagnamento musicale dal vivo con percussioni, tamburi e strumenti etnici, che aiuta ancor più ad approfondire l’esperienza creando un campo ritmico e una risonanza straordinari.

Mentre pratichiamo la Trance Dance la nostra mente ritrova la propria magia naturale, i pensieri vengono trasformati, le emozioni negative e la fatica sono spazzate via dal respiro e dal movimento spontaneo. Si è liberi di esprimersi completamente con la voce e il movimento e di lasciare che arrivino e si manifestino così esperienze di gioia, dolore, dispiacere, rabbia e passione. Tutto questo permette a tutte le emozioni di "ripulirsi", di trasformarsi e di lasciare spazio a un'unica emozione, quella dell'amore.

Che cosa succede nella Trance Dance

È  un viaggio interiore che dura diverse ore, in cui si entra (o meglio si torna per scelta cosciente) nello spazio spirituale degli archetipi e delle forze naturali. È lo spazio magico in cui la nostra anima è libera di entrare in relazione con l’anima del mondo e di sperimentare stati di coscienza “non ordinari”, reali quanto quelli ordinari che conosciamo, ma ben più ampi e limpidi.

Il movimento spontaneo del corpo, la musica, la centratura su se stessi sono i catalizzatori di un processo semplice quanto profondissimo, in cui si riallacciano i fili che ci legano alla creazione. Le esperienze di ciascuno sono difficilmente raccontabili, perché appartengono al regno della coscienza espansa in cui non si sente più differenza fra sé e il mondo. Tuttavia, hanno in comune l’apertura verso una nuova consapevolezza di sé, del proprio stato attuale, della natura delle proprie relazioni, e si possono avere intense esperienze di chiarificazione interiore (insight), che aiutano a vivere meglio e a trovare il significato della propria esistenza e individuare il proprio cammino.

La Trance Dance porta a una coscienza più ampia di noi stessi e aiuta a ritrovare l'integrità  personale e spirituale, che sono le condizioni anche per guarigioni spontanee da disturbi e per la risoluzione di problemi che ci assillano. Il corpo si libera dalle tossine, dallo stress e dalle emozioni non espresse e accumulate e divenute via via blocchi psicofisici, la mente acquisisce nuova elasticità e disponibilità. La forza interiore si risveglia e con essa la vitalità che sembrava perduta ma aveva bisogno solo dello stimolo per tornare a liberarsi.

 

Nirava
Nirava è ricercatrice nell’ambito delle discipline olistiche, counselor e bodyworker, conduttrice di rituali. Fin da bambina sognava di aiutare le persone verso il cammino della guarigione. L’ha potuto fare quando ha incontrato maestri spirituali e sciamani contemporanei, che la iniziarono alla coscienza di se stessa e all’arte del benessere. Fra gli altri ha lavorato con Frank Natale e Anand Veeresh. Ha promosso il percorso e training sciamanico “La via degli Energizzatori”, creato da Frank Natale. Guida seminari di Trance Dance e rituali sciamanici di gruppo (Caccia all’anima e Riti di passaggio) ed è conduttrice di A.U.M. Meditation certificata dalla Humaniversity, università olandese per lo sviluppo del potenziale umano. Conduce training per la formazione di Trance Dance Presenter e tiene sessioni individuali di massaggio ayurvedico, hawaiano e rituale, Osho divine healing, Sistema corpo specchio, craniosacrale, reiki. È counselor olistico iscritto alla Sicool – Società Italiana Counselor e Operatore Olistico) e ha pubblicato “La via della dea” (Jubal, 2004), un’introduzione alle pratiche sciamaniche estatiche, ed è protagonista del video documentario sul suo lavoro sciamanico “Il ritmo della vita” (Quintessenza film, 2006).

 

Info: 338/7926563, info@nirava.org.

 

www.nirava.org


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lunedì, 11 dicembre 2006

CACCIA ALL’ANIMA

 

Il rituale per tornare nella pienezza di sé

 

La caccia all’anima è rituale auto-terapeutico comune a tutte le culture sciamaniche e viene utilizzata da circa 30.000 anni  per guarire i principali  traumi dell’esistenza. Nelle culture sciamaniche si ritiene che ad ogni shock e ad ogni trauma subito una parte della nostra anima si stacchi da noi. La Caccia all'anima è una forma di viaggio sciamanico, cioè una tecnica semplice ed efficace per ritrovare parti della propria anima perse a causa di traumi, o semplicemente dimenticate nel corso della vita, e per ricreare una vita armoniosa col proprio corpo e viverla interamente nel presente. È chiamata anche “recupero dell’anima” o “psiconavigazione”.  

È un viaggio interiore guidato da un esperto conduttore e accompagnato da musiche di percussioni; a volte il tamburo viene suonato dal conduttore dell’esperienza.

È un’esperienza interiore che viene fatta da chi vuole trovare un sostegno e un aiuto in momenti di difficoltà, o semplicemente scoprire aspetti ignorati della propria esistenza. È affine alle esperienze di rilassamento profondo e di visualizzazione creativa proposte dallo Yoga e da tecniche per lo sviluppo personale come la dinamica mentale e il training alfagenico, che aiutano a entrare in uno stato mentale ricettivo e meditativo (“onde alfa”). In questo modo è più facile percepire la propria sfera interiore. È quindi un metodo che non ostacola né sostituisce le normali forme di terapia, ma si affianca loro come aiuto.

Di fronte ad eventi dolorosi come incidenti, aborti, maltrattamenti, separazioni violente, una parte di anima si stacca portando con sé il dolore relativo all’esperienza vissuta e facendo perdere all’individuo la sua interezza e completezza originaria. Praticando questo antichissimo rituale si lavora su alcuni momenti della vita proprio per "riportare a casa" le parti di anima perse in seguito a traumi.

 

Da dove arriva - sciamanesimo e neosciamanesimo

La caccia all’anima è erede delle antiche tecniche di “viaggio sciamanico” alla ricerca dell’anima perduta (per gli sciamani, le malattie avevano cause spirituali). Lo sciamano andava in trance e in un viaggio rituale cercava l’anima perduta di chi si rivolgeva a lui per aiuto, o conduceva la persona al viaggio interiore con canti, musiche e cerimonie.

Nella forma attuale è stata messa a punto da alcuni ricercatori americani che hanno lavorato con sciamani e che ne propongono alcune esperienze adattate al mondo moderno. Fra questi, Frank Natale, Sandra Ingerman e Michael Harner, che hanno scritto libri sull’argomento e proposto ciascuno propri metodi, affini nella sostanza. In alcuni casi, pratiche affini sono utilizzate anche da medici, psicologi e counselor.

 

La caccia all’anima viene condotta sia in gruppo sia in forma individuale

C’è un colloquio preliminare per verificare se la pratica è adatta alla persona; viene proposta solo nei casi in cui non sia necessaria una forma di terapia.

La persona viene invitata a rilassarsi e a entrare in contatto con se stessa, e aiutata in questo dal conduttore che ne favorisce la distensione chiedendogli di spiegare, se vuole, i motivi che l’hanno portata a sperimentare la caccia all’anima, e con leggeri contatti e movimenti guidati (in particolare per rilasciare le tensioni da braccia, gambe e testa) che approfondiscono il rilassamento.

La seduta individuale dura circa un’ora e mezza in cui si rimane sdraiati con gli occhi chiusi, con una bandana sugli occhi per evitare distrazioni. Si resta in rilassamento e in penombra, con sempre il conduttore accanto che può farsi sentire con discrezione per accompagnare in momenti particolarmente intensi dell’esperienza. 

Al termine, si può raccontare la propria esperienza a chi conduce la “caccia”. Il conduttore però non fa interpretazione né propone modelli di comportamento, ma come nel counseling si limita ad aiutare la persona a trovare da sé la propria interpretazione dell’accaduto e a cercare il modo di integrare l’esperienza nella propria vita.

La Caccia all’Anima è una esperienza profonda, intensa, da sentire e vivere con tutti i sensi e le facoltà percettive fisiche e sottili. È una tecnica semplice da apprendere ed è una sensazione indimenticabile la prima volta che si sente una delle parti di anima "rientrare", si percepisce realmente una forma  di reintegrazione, di recupero e se ne esce arricchiti interiormente.

Parti del nostro Bambino Magico, dell’adolescente, dell’adulto tornano a far parte di noi.

Al termine del lavoro ci si accorge di essere più consapevoli e si inizia a vivere nel momento presente, in armonia nel corpo, nella mente e nella propria dimensione spirituale.

 

Che cosa succede nella seduta

Nel corso del “viaggio” si va con l’immaginazione in luoghi di natura che rappresentano “il nostro luogo” di potere personale; si può incontrare un  animale-spirito guida o avere altre esperienze simili; e si possono rivivere esperienze infantili o vicine o precendenti alla nascita.

Può succedere di rivivere la situazione che aveva causato questo trauma, magari rivedendo se stessi bambini. Ma il conduttore si limita a prendere atto di ciò che avviene, e solo nel caso in cui la persona al termine lo voglia esprimere. L’esperienza apre alla comprensione intuitiva di parti del proprio carattere e della propria personalità che si erano come congelate, e quindi a una maggiore consapevolezza di sé; e porta a un recupero fortissimo di riserve d’energia che prima era dispersa o congelata.

La caccia all’anima è rivolta a tutti i maggiorenni. È controindicata solo in casi specifici, per via delle emozioni che si possono provare (epilessia, depressione, problemi cardiocircolatori).

 

Info: 338/7926563, info@nirava.org.

 

www.nirava.org

postato da: Nirava alle ore 18:42 | Permalink | commenti
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